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27 ottobre 2012

Panta Rei

Questa settimana la mia ossessione è l'ordine.

In segreteria non sembra nemmeno ci sia io: tutto è perfettamente incasellato al suo posto, i documenti archiviati sono stati spostati nell'armadio nuovo al piano ammezzato per lasciare posto a quelli nuovi e agli appelli delle lezioni con i divisori che io chiamo "eterni" (in quanto non è più necessario scriverci sopra per capire a che attività corrispondono, hanno le frecce sulle etichette in copertina... un traguardo!), gli appuntamenti per il medico sociale in una cartelletta, le iscrizioni alle gare in un'altra, e gli ordini di body e scarpine da ballo in un'altra ancora; ho comprato due pinze per documenti colorate, e le ho appese alla parete del bancone con le tessere d'iscrizione, gli appuntamenti e le ricevute, per non doverle cercare nei cassetti e sulla scrivania. Ho comprato un portapenne nuovo per avere a portata di mano i post-it, i foglietti e le graffette, che ho sostituito con quelle colorate.
Lunedì porterò un nuovo monitor, il mio, orfano di un vecchio tower pc, e sostituirò quello vecchio che continua a spegnersi.

A casa, stamane, ho svuotato i cassetti, buttato un sacco di cose, riordinato i documenti, spolverato gli scaffali.

Mi libero ogni giorno di più del passato, lo sento come un fastidio; ho bisogno di fare ordine, di avere tutto a portata di mano, schematizzato, predefinito, pronto, nuovo. Non voglio caos, non voglio buio: cerco di prepararmi a un sole che sento vicino e che ho atteso una vita.

E penso, è vero: l'acqua del fiume adesso è un'altra, quella passata nemmeno ricordo più quant'era fredda.


13 giugno 2012

Aspetto la diligenza

Eccola lì, la sindrome del foglio bianco.

Ché per una che parla quanto parlo io, è difficile restare senza niente da dire. E in fondo non è che non abbia niente da dire, ma al posto del cervello ultimamente ho un minestrone della valle degli orti: salute a terra, pensieri per il lavoro, decisioni importanti, tagli significativi, stress, eventi dolorosi, tutto mescolato.
Difficile mettere ordine, difficile dare un posto a tutto.

Nella mia vita la musica, la letteratura, la poesia, l'amore, ci sono sempre stati quando avevo bisogno del pensiero positivo. Oggi sono sorda, cieca, sola; per fare ripartire una macchina in panne ci vuole carburante e io ho il serbatoio a secco.

Svolgo i miei compiti con diligenza, aspettando la diligenza che mi riporti alla realtà.

19 agosto 2011

Waiting for nothing

Ragionavo sull'attesa.

L'attendere qualcuno, qualcosa, una situazione, una soluzione, fino a quest'anno hanno governato la mia vita, il mio modo di attraversarla.
Ho capito che l'attesa non è che un inganno. Quando ci risolviamo ad aspettare tutto si congela in un momento che non torna. Non torna, anche se sembra tornare, anche quando sembra sia una specie di tassa da pagare, ché un po' ti viene da dire "fermi tutti, ma non è che forse dovrei prendere atto e magari considerare la cosa?". È  che quando ti accorgi di avere atteso di rendertene conto, ti accorgi anche che lo sapevi già, che in realtà lo avevi già considerato, e che l'hai lasciato andare. Ogni volta l'emotività mi destabilizza. La compenetrazione, l'empatia, la simbiosi: mi mandano nel caos. E l'attesa di percepire tutto come una travolgente novità distrae dal comprendere che la vera novità è aver capito che non potrà mai diventare una novità.

In tutto questo, ci stanno i sentimenti. E l'attesa non è fatta per assecondarli.

16 agosto 2011

Message in a bottle

Sento il bisogno di sfogarmi un po' su una questione delicata.
Qualcuno potrebbe prenderla male (quel qualcuno mi legge, ma sa anche come la penso in merito, e chissà che non contribuisca a fargli sentire per l'ennesima volta che ha lanciato dalla finestra la sua vita), ma se non butto fuori tutto oggi ci vado sotto.


Dieci anni fa io avevo un fidanzato con un bel problema con l'alcool.
Siamo stati insieme in tutto un annetto e qualcosa, e per i primi sette-otto mesi tutto sembrava filare liscio. Ero giovane e felice: forse per la prima volta e anche l'unica nella mia vita. Anzi, ero talmente felice e provavo un sentimento talmente forte, che a volte mi trovavo a frignare di gioia, perché è bello, è proprio bello amare qualcuno in questo modo totalizzante. L'avevo conosciuto durante una serata in un locale di Genova che oggi non esiste più, ma nel quale si ballava rock e dal quale sono partite amicizie che ho conservato per anni. Questo ragazzo - di base - è un buono: è molto empatico, disponibile, brillante, con un bell'umorismo.  Per me era anche affascinante, e anche se non si può dire fosse un oggettivo figùn, così lo vedevo io. Quando beveva, però, diventava un altro, il suo gemello insensibile, stupido, ottuso e maleducato.

Durante quel tipo di serate l'alcool scorre a fiumi. È difficile capire che non tutti, però, la vedono come una situazione sporadica e temporanea, uno sfascio che dura una notte e poi tutto normale. Ripensando alla me stessa di quel periodo vedo una ragazzina, un'ingenua, e l'ingenuità è imperdonabile. Sta di fatto che un po' lui mi aveva accennato che avrebbe potuto farmi soffrire per via dell'alcool, ma io tra me e me pensavo "la fa un po' grossa, non è così terribile se qualche volta beve un bicchiere di troppo". Io, poi, mi regolavo, l'ho sempre fatto, non sono mai stata incline alle dipendenze, di nessun tipo, e quindi mi veniva proprio difficile immedesimarmi in una persona più debole di me. Dopo qualche mese mi sono accorta, però, che questo ragazzo beveva anche quando non c'erano situazioni "sociali". Addirittura, spesso stappava birre a metà mattina. Quando il problema mi si è chiarito davanti agli occhi ho capito che ormai c'era dentro fino al collo e a nulla sono servite comprensione, rabbia, esortazioni a parlare con qualcuno. Per qualche tempo mi dava retta, poi tutto come prima. La storia non è finita per quel motivo, ma secondo me ha pesato tanto nella nostra infelicità ma soprattutto nella sua. E anche oggi, quando vedo coloro che dovrebbero essere i suoi migliori amici scherzarci su e mettergli un "like" su facebook quando lui aggiorna status del tipo "quando tutto va male l'unica cosa che consola è la vodka", io mi incazzo come una biscia. Si è perso, e non so se avrà mai la forza di ritrovarsi, considerato che tutti se ne sbattono se lui si autodistrugge perché non riesce a dire "ok, basta, non ce la faccio da solo".

Di tutte le dipendenze "leggere", l'alcool è la più subdola, la più infingarda. Si comincia dal far fuori la classica bottiglia di vino in due, e se non si sta attenti le bottiglie diventano due, magari tre, prima una volta a settimana, poi due, poi tre, poi non ti ricordi che hai fatto il giorno prima e ti ritrovi con un problema serio che nemmeno sai più come e perché è cominciata.

Io non ce la faccio a vedere altre persone che amo e che per me sono importanti lasciarsi andare. L'ho già fatto una volta, non sono riuscita ad aiutare quel ragazzo, perché nessuno si lascia salvare se non vuole. Ma non si può avere più fiducia e più rispetto per una bottiglia che per una persona. Gli amici ci sono per parlare, per condividere i pesi e per supportare. E quanto più si sa che ci sono, e che sono amici veri, tanto più bisogna ascoltarli. Solo questo, per prima cosa: aprire le orecchie, pensare.

Io spero che questo messaggio arrivi dove deve arrivare.
E spero anche che un po' faccia riflettere tutti.
Pensateci. Il peggio che può capitarvi, è finire a piangere a singhiozzo su una spalla amica anziché vomitare in un cesso.

31 luglio 2011

"Save me"

È già passata più della metà di questo 2011, e sembra sia appena cominciato. Sono ferma, ma non mi sento "impantanata". Ho le membra libere, posso muovermi. E nonostante sia venuta meno la mia capacità di giudizio degli ultimi anni, nonostante debba ridisegnare daccapo immagini che si sono sbiadite, e nonostante abbia capito - se non quel che voglio - quantomeno (!) ciò che non voglio, non ho rimpianti. Non vorrei tornare indietro e cambiare quel che è successo. Sono sempre più convinta che in qualche modo le facciate ci diano indizi fortissimi sugli sbagli che avremmo potuto commettere. E anche quando siamo lì a chiederci perché diamine certi ritorni siano sempre così puntuali e iterati, in realtà sappiamo che è solo colpa della chimica e che questo non ha nulla a che vedere con quello di cui abbiamo bisogno. Perciò io, è vero,  quest'anno ho dovuto riflettere sui miei sentimenti per una persona, ma non posso ignorare che mi abbia salvata. Nella sua umanità, nel suo non essere perfetto per me, nel suo non convenzionale modo di amare il prossimo, nella semplicità di non domandarsi se una cosa è giusta o sbagliata, mi ha salvata. Gli ultimi anni per me sono stati freddi e immobili, come fossero imprigionati nel ghiaccio. E un po' di calore, anche se non è abbastanza avvolgente da rassicurarti che non avrai più freddo, è sempre più confortante di una lunga notte polare nella neve.


18 luglio 2011

Tempus fugit

"Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia."

Che hai tra le mani?

C'è il tuo viso, sul quale strade nuove si sono disegnate, e i tuoi capelli, che si sono riempiti di fili bianchi; e c'è il tuo corpo che è diverso, le tue labbra che sono all'ingiù, un po' per rassegnazione un po' perché ti manca sempre qualcosa; e invece un tempo eri tutto verso l'alto, verso il cielo, in cerca di nulla se non di una giornata serena, il sole, il sale sulla pelle, e magari buona compagnia.
Come cambiano le prospettive crescendo, invecchiando, anche quando ti sembra di essere sempre lo stesso. Ma c'è questa novità che guardandoti allo specchio la superficie riflette più che la tua immagine: ti restituisce l'aspetto della persona che sei diventato dentro, se guardi dritto nei tuoi stessi occhi. Via il sole, via il sale, ci sono i solchi di una vita non vissuta, e la delusione di ciò che non sei riuscito a essere.
Eppure non lo avresti detto che ti saresti guardato così, con compassione, con pena.
Eppure... così è.
Il tempo è una moneta che diventa sempre più cara; spesso abbiamo le tasche bucate, e nemmeno ce ne accorgiamo.

14 luglio 2011

dont' let me get me

Più voglio disperatamente bene a qualcuno
più riesco a distruggere il bene che mi vuole.

Ma io sono fatta così, non riesco a credere di non essere la più speciale per chi per me è stato ed è speciale, e allora distruggo tutto, e poi mi pento, e poi ridistruggo tutto, e poi chiedo di nuovo scusa, ma poi ci ricasco.

La bella notizia è che prima o poi mi stanco di odiarmi.


9 luglio 2011

Molto forte, incredibilmente vicino.

"Mi dispiace della mia incapacità di lasciare andar via le cose senza importanza e di trattenere quelle importanti."
(Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer)

C'è che mi manchi. Mi mancano le chiacchierate che ci facevamo, e la sensazione di essere molto più leggera dopo. Mi manchi tu e mi mancano le tue parole.
Solo non posso, non riesco a cercarti, allontanarti mi impedisce di soffrire; e forse neanche tu capiti più qui, nemmeno per caso, perché sono altre le cose che ti fanno stare bene.

26 giugno 2011

Sulla riva

Il caldo mi fiacca più del solito, mi toglie la voglia di fare, persino di pensare. Sto bene solo con la compagnia di un libro, immobile, davanti al ventilatore o sulla spiaggia, la sera. L'estate mi toglie la volontà con il respiro, e mi ritrovo a fare i conti di quest'anno strano, che con un rigurgito secco mi ha riportato a riva cose lontane, che credevo ormai perse per sempre, come fa la marea.
Lo specchio rimanda un'immagine che non sono io.
Mi domando per quanto tempo ancora mi riconoscerò.
Ci sono state ormai troppe estati pesanti, e anche il mio corpo ora è pesante, cambia, lo sento diventare fiacco, rigido, sempre più inutile. Vorrei vivere tra le pagine di libri che non si possono dimenticare, per non sentire questa mia vita così molle, stantìa, senza sale.

22 maggio 2011

À la recherche du temps perdu

E ti accorgi del tuo tempo che passa solo quando ti scopri a contare i capelli bianchi delle persone che hai amato.

18 maggio 2011

Question marks

Cambiano un sacco di cose, e non riesco a esserne entuasiasta.
Sono svuotata, scavata.
Mi porto dietro una busta che contiene una lunga lettera, e non vedrà mai una destinazione, perché tutto sommato non dice nulla di nuovo. Forse lo dice solo meglio, ma non cambia niente e non cambia nessuno. È rossa. Non potevo scegliere un colore diverso da quello del sangue. Vorrei dormire. Sono tre giorni che ho mal di testa e non mi passa. Ho tante cose da fare, e le sto affrontando come se non mi interessassero.

Vorrei capirmi. Ma sono in balìa dei flutti come una barca vuota.

16 maggio 2011

(Dire basta) o ti devasta il prezzo che si ha.




So che lei sa 
Strategie dell'apnea 
Che sono sue amiche, che sono ferite 
Novità 
Il vero che muore 
Succhiandomi il cazzo svanisce 
Il risveglio dal sogno 
Forse uccide, mai tradisce 


Puoi non assaggiare 
Per veder se il gusto se ne va 
O ti devasta, o ti devasta il prezzo che si ha 


Scopami fra 
Fiori urlanti strategie 
Insetti malvagi 
Da scacciare e maledire 


Puoi non assaggiare 
Per veder se il gusto se ne va 
O ti devasta, o ti devasta il prezzo che si ha 


So che lo sai 
Gabbie di strategie 
Fa quasi impazzire 
Fa quasi impazzire 
So cos'è 


Puoi non assaggiare 
Per veder se il gusto se ne va 
O ti devasta, o ti devasta il prezzo che si ha

14 maggio 2011

Il pensiero fisso


Alberto Burri, Grande Rosso P18
1964, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna





























Quando mi sento smarrita indosso lo smalto rosso.
Mi si vede spesso addosso, è il colore che amo di più.
Il rosso è il colore della passione (banale ma vero).
Rosso è anche il colore del sangue (meno banale di ciò che sembra).
Il sangue che mi scorre dentro, che mi avvelena e mi nutre, che mi rende quella che sono (non può essere così banale, in fondo).

Il rosso che mi fa sentire - forte - che esisto, nonostante mi rifugi incerta dentro me stessa.

Vesto l'anima di un colore che copre e nasconde, per dimenticare che in testa mi tormenta un solo pensiero, e per non guardare il mio viso invecchiato, sorpreso nello scoprire sentimenti antichi, che credevo sbiaditi e che oggi hanno il colore, rosso, di una ferita ancora aperta, forse mai richiusa davvero.

8 maggio 2011

Solo sangue e non va via

©Kimded - kimded.deviantart.com






































Questa immagine sono io. Vuota, un po' aliena. Mostruosa, assetata. Creo legami di contatto. Ne ho bisogno per svuotarmi il cuore. A volte sono un po' arida. E non mi capisco bene. Sono attratta in due direzioni opposte. Desidero e Ignoro. Amo e Odio. Quel che cerco forse è un cuore enorme a cui aggrapparmi.
Quel che fuggo, forse, è ciò che cerco davvero.

6 maggio 2011

Un congegno che si spegne da sé.

Ma gli esseri umani mica dovrebbero funzionare così.
Mica ci si può  tagliare a vicenda le carni, affondarsi, bruciarsi, sprofondarsi, scavarsi e poi - OFF - ciao, beatamente ignorarsi (o quasi), fare finta di niente e - ON - riaccendere il bottone con qualcun altro. Così, come se non fosse successo. Come degli estranei. Che con gli estranei forse è più facile, chi lo sa, ma non è assurdo nella stessa misura.
Gli esseri umani non dovrebbero funzionare come giocattoli. Dovrebbero tenere traccia dei propri sentimenti, anche quando non sono sufficienti. Dovrebbero quantomeno proteggerli, crescerli, rafforzarli per quel che sono. E invece, - OFF - e tutto è circoscritto. Tutto è chiuso dentro a una bolla temporale. Al di fuori della bolla non esiste. Al di fuori della bolla, siamo altro e non ci coinvolgiamo. Siamo altro e non ci cerchiamo, non ci vogliamo. Non ci manchiamo.

Ecco, io tutto questo lo trovo disperato.
L'uomo non può essere davvero un congegno che si spegne da sé.
Eppure.

4 maggio 2011

Fiumi di lava

Comprendo ogni giorno di più - a fondo - quanto poco serva portarmi dietro a vita il groppone in gola sempre più grande, sempre più spesso, sempre più tangibile, come sono tangibili le parole, persino nel loro silenzio; e quando le pronunci acquisiscono l'esistenza che non dette si può solo immaginare, e io parlo, parlo, parlo, ma che avrò sempre da dire? Che cosa si può dire, poi, di così enorme da aprire porte come una chiave magica? Non c'è parola, non c'è spiegazione, che possa dare forma a quello che si ha dentro, è un magma e il magma si muove, cambia, si raffredda anche, ma dove passa brucia e impedisce di crescere, e io - ormai - sono molto stanca di lasciare fluire il magma e non ritrovare che macerie dopo, e mi chiedo che diamine di maledizione mi abbia colpita, ché dopo il passaggio della lava dovrebbero ricrescere fiori ma io non trovo fiori e germogli quando regalo fiumi di calore al prossimo, solo terra bruciata, silenzio, paura, e raccolgo solo delusione, profonda. Forse il problema sono io, d'altra parte sul magma la terra scivola, non si ferma mai. Però non posso essere diversa da me stessa. Io sono così: ho bisogno di conferme, dimostrazioni, radici, fronde piene di frutti nuovi. Altrimenti la vita è fuffa. Le persone, sono fuffa. Ho paura di scoprire la fuffa dentro cuori che ho sempre creduto di lava, come il mio.

30 aprile 2011

Inshallah, così sia.

(Oriana Fallaci, Insciallah)












16 aprile 2011

Chiedo venia

Mi scuso se ultimamente vi sembro una lagna infinita: lo sono. Diciamo che ho i miei motivi ma che non esistono solo quelli, per cui dovrei anche un po' parlare d'altro. Sto tentando di finire (...o cominciare???) un lavoro importante che avevo abbandonato perché mi era sceso l'entusiasmo, e adesso mi tocca farmelo tornare, dunque sarò al lavoro già da oggi, a oltranza. Inoltre dovrei finire di leggere due libri, uno dei quali, "Una vita in più", di Antonella Boralevi, comparirà recensito su PepeNero. L'altro è "Nessuno si salva da solo" di Margaret Mazzantini (che a questo giro non è riuscita a catturarmi dalle prime pagine, ma ripeto, ho mollato tutto a metà tempo fa, non posso esprimermi ora, anche se lo farò presto).
Questo per dire che sono viva; non è un buon periodo, ma chi mi conosce sa che preferisco fasciarmi la testa quando è rotta, e non prima. Sono qui in silenzio e osservo. Prendo decisioni e cerco di cambiare ciò che della mia vita mi ha stufato. Sfascio e ricostruisco, ma cerco di non perdermi.

E a volte questo blog mi serve per capire che ci sono, e che va bene così, per il momento.

10 aprile 2011

To Lo Someo.

Starò invecchiando, ma oggi mi sono davvero commossa tanto, e dire che volevo solo guardare un horror che non mi facesse sbadigliare dopo soli cinque minuti, come ultimamente spesso mi capita.
Eppure questo film a bassissimo costo, dal titolo che si pronuncia in un soffio, "Lo", mi ha profondamente commossa e colpita per la delicatezza e la dolcezza con cui parla di amore e diversità. Una storia semplice, senza grosse trame, vagamente anni '80, lineare e forse un poco prevedibile, ma ben strutturata, divertente e toccante. Il punto è uno: non importa chi sei, non importa quanto tu possa sentirti diverso. C'è sempre qualcuno in un angolo del mondo che potrebbe essere disposto ad amarti per ciò che sei.
Visto come vanno le cose al giorno d'oggi, l'ho accolto come un messaggio di speranza.
p.s. la colonna sonora di Scott Glasgow è bellissima.

5 aprile 2011

Voglia

di libri, di mostre, di un viaggio da sola, di mare, di sole, dell'aria che respiri all'alba, di un posto che non conosco, di un bicchiere di vino al tramonto, di rumore di frasche, di cielo azzurro.

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