Questa settimana la mia ossessione è l'ordine.
In segreteria non sembra nemmeno ci sia io: tutto è perfettamente incasellato al suo posto, i documenti archiviati sono stati spostati nell'armadio nuovo al piano ammezzato per lasciare posto a quelli nuovi e agli appelli delle lezioni con i divisori che io chiamo "eterni" (in quanto non è più necessario scriverci sopra per capire a che attività corrispondono, hanno le frecce sulle etichette in copertina... un traguardo!), gli appuntamenti per il medico sociale in una cartelletta, le iscrizioni alle gare in un'altra, e gli ordini di body e scarpine da ballo in un'altra ancora; ho comprato due pinze per documenti colorate, e le ho appese alla parete del bancone con le tessere d'iscrizione, gli appuntamenti e le ricevute, per non doverle cercare nei cassetti e sulla scrivania. Ho comprato un portapenne nuovo per avere a portata di mano i post-it, i foglietti e le graffette, che ho sostituito con quelle colorate.
Lunedì porterò un nuovo monitor, il mio, orfano di un vecchio tower pc, e sostituirò quello vecchio che continua a spegnersi.
A casa, stamane, ho svuotato i cassetti, buttato un sacco di cose, riordinato i documenti, spolverato gli scaffali.
Mi libero ogni giorno di più del passato, lo sento come un fastidio; ho bisogno di fare ordine, di avere tutto a portata di mano, schematizzato, predefinito, pronto, nuovo. Non voglio caos, non voglio buio: cerco di prepararmi a un sole che sento vicino e che ho atteso una vita.
E penso, è vero: l'acqua del fiume adesso è un'altra, quella passata nemmeno ricordo più quant'era fredda.
In segreteria non sembra nemmeno ci sia io: tutto è perfettamente incasellato al suo posto, i documenti archiviati sono stati spostati nell'armadio nuovo al piano ammezzato per lasciare posto a quelli nuovi e agli appelli delle lezioni con i divisori che io chiamo "eterni" (in quanto non è più necessario scriverci sopra per capire a che attività corrispondono, hanno le frecce sulle etichette in copertina... un traguardo!), gli appuntamenti per il medico sociale in una cartelletta, le iscrizioni alle gare in un'altra, e gli ordini di body e scarpine da ballo in un'altra ancora; ho comprato due pinze per documenti colorate, e le ho appese alla parete del bancone con le tessere d'iscrizione, gli appuntamenti e le ricevute, per non doverle cercare nei cassetti e sulla scrivania. Ho comprato un portapenne nuovo per avere a portata di mano i post-it, i foglietti e le graffette, che ho sostituito con quelle colorate.
Lunedì porterò un nuovo monitor, il mio, orfano di un vecchio tower pc, e sostituirò quello vecchio che continua a spegnersi.
A casa, stamane, ho svuotato i cassetti, buttato un sacco di cose, riordinato i documenti, spolverato gli scaffali.
Mi libero ogni giorno di più del passato, lo sento come un fastidio; ho bisogno di fare ordine, di avere tutto a portata di mano, schematizzato, predefinito, pronto, nuovo. Non voglio caos, non voglio buio: cerco di prepararmi a un sole che sento vicino e che ho atteso una vita.
E penso, è vero: l'acqua del fiume adesso è un'altra, quella passata nemmeno ricordo più quant'era fredda.






