Signore, mi rivolgo solo ed esclusivamente a voi.
Io credo che sia palese a tutte che l'industria della moda stia giocando sempre più sporco nel proporre modelli di donne che, un po' per statistica, un po' per questioni biologiche, non rappresentano la donna mediterranea media. Non parlo solo delle modelle anoressiche, che sono così secche e spigolose che nessun uomo sano di mente vorrebbe avere nel letto: mia nonna diceva "le donne troppo magre* sono come pantaloni senza tasche, non sai dove mettere le mani", e aveva ragione.
In questa sede mi riferisco alla ormai evidente pressione psicologica che le false taglie esercitano sulla nostra psiche.
Chi mi conosce sa che non sono il tipo che si deprime a morte quando si pesa: cerco di affrontare la cosa, magari mi lagno un po', ma poi concordo con le amiche sagge che mi dicono di non rompere, muovere il sedere e andare in palestra. Insomma, so che un buon 50% della colpa dei miei lardi è tutta mia, e me la tengo. Però ieri sono andata a fare spese. Nonostante da qualche tempo sia tornata piuttosto tonda, sono riuscita, grazie anche al buon gusto di una signora che ha una boutique ("First Lady") qui a Genova, a uscire soddisfatta con abiti che mi hanno fatta sentire bene per tutta la sera, passata con le mie Amiche al cinema, in occasione della seconda proiezione di Sex and the City: delle gran fighe che vanno a vedere delle gran fighe, insomma. Ma prima di giungere in quel luogo, le tappe sono state numerose e tutte hanno prodotto lo stesso risultato.
Facciamo un po' di outing per capirci: Io ad oggi peso 65 kg per 160 cm, che è un bel po' ma non è certo obesità. Non sono malata: sono sovrappeso. Come tante altre donne dal fisico mediterraneo. Ebbene, su dieci pantaloni misurati in diversi negozi, tutti di taglia L, XL, 46, 48 e addirittura taglia 50 (avete letto bene, taglia 50) non ce n'è stato uno che riuscissi ad abbottonare. NON UNO. Addirittura in un negozio ho chiesto aiuto alla commessa che mi ha risposto: "eh, non trova niente perché teniamo solo fino alla 44, mi spiace". Ti spiace? Anche a me spiace, soprattutto di dover leggere nel viso di una che è donna tanto quanto me che un discorso come questo è sentito come "giusto".
Ragazze, NO: non è giusto che siate magre e nonostante questo non vi entri una 42 o una 44 che negli anni '80 probabilmente vi sarebbero state anche un po' larghe. Non è giusto che le ragazze come me, un po' abbondanti sia di culo che di seno si sentano costrette ad andare nei negozi che tengono solo taglie che partono dalla 46 per trovare di che abbigliarsi. Non è giusto che la società faccia sentire una donna ancora nella media un cesso ambulante solo perché ha un po' più grasso sulle chiappe. Tutto questo è ridicolo.
Cristo, siamo come siamo, prendiamoci le nostre responsabilità se è colpa nostra, ma che sia il mondo in cui viviamo a dirci che non c'è spazio be', questo è inaccettabile. Chi stabilisce i target, se non le case di moda? E chi siete voi, cari signori, per dire che una donna con più curve non ha il diritto di sentirsi bella come tutte le altre? Cosa ci guadagnate a buttare psicologicamente nel panico una fetta di vostre potenziali clienti?
Cos'è, una selezione di materiale umano? Un tentativo di forzare le leggi di Darwin?
Per favore, ragazze, non cascateci. Mangiate sano, fate sport se non vi piacete, o lagnatevi con le amiche come faccio io; ma non esagerate nel volervi magre e non fatevi del male in nome di uno standard che è una bugia. Se proprio non vi piacete ci sono un sacco di medici in gamba che, proponendo una sana alimentazione, sono in grado di farvi capire come si può essere belle fuori come lo siete dentro. Ma soprattutto, ricordatevi che è ancora quel "dentro" che continua a contare di più, anche quando i media vi dicono il contrario.
*Chiarisco che non sto parlando di fisici asciutti ma dall'aspetto sano: se avete la fortuna di essere fatte così siete in dovere di fare manutenzione, magari pensando a come potenziare il vostro corpo attraverso il rassodamento e il mantenimento dello status quo. In questa sede faccio riferimento a quel "magro" così eccessivo da sembrare "malato".
Io credo che sia palese a tutte che l'industria della moda stia giocando sempre più sporco nel proporre modelli di donne che, un po' per statistica, un po' per questioni biologiche, non rappresentano la donna mediterranea media. Non parlo solo delle modelle anoressiche, che sono così secche e spigolose che nessun uomo sano di mente vorrebbe avere nel letto: mia nonna diceva "le donne troppo magre* sono come pantaloni senza tasche, non sai dove mettere le mani", e aveva ragione.
In questa sede mi riferisco alla ormai evidente pressione psicologica che le false taglie esercitano sulla nostra psiche.
Chi mi conosce sa che non sono il tipo che si deprime a morte quando si pesa: cerco di affrontare la cosa, magari mi lagno un po', ma poi concordo con le amiche sagge che mi dicono di non rompere, muovere il sedere e andare in palestra. Insomma, so che un buon 50% della colpa dei miei lardi è tutta mia, e me la tengo. Però ieri sono andata a fare spese. Nonostante da qualche tempo sia tornata piuttosto tonda, sono riuscita, grazie anche al buon gusto di una signora che ha una boutique ("First Lady") qui a Genova, a uscire soddisfatta con abiti che mi hanno fatta sentire bene per tutta la sera, passata con le mie Amiche al cinema, in occasione della seconda proiezione di Sex and the City: delle gran fighe che vanno a vedere delle gran fighe, insomma. Ma prima di giungere in quel luogo, le tappe sono state numerose e tutte hanno prodotto lo stesso risultato.
Facciamo un po' di outing per capirci: Io ad oggi peso 65 kg per 160 cm, che è un bel po' ma non è certo obesità. Non sono malata: sono sovrappeso. Come tante altre donne dal fisico mediterraneo. Ebbene, su dieci pantaloni misurati in diversi negozi, tutti di taglia L, XL, 46, 48 e addirittura taglia 50 (avete letto bene, taglia 50) non ce n'è stato uno che riuscissi ad abbottonare. NON UNO. Addirittura in un negozio ho chiesto aiuto alla commessa che mi ha risposto: "eh, non trova niente perché teniamo solo fino alla 44, mi spiace". Ti spiace? Anche a me spiace, soprattutto di dover leggere nel viso di una che è donna tanto quanto me che un discorso come questo è sentito come "giusto".
Ragazze, NO: non è giusto che siate magre e nonostante questo non vi entri una 42 o una 44 che negli anni '80 probabilmente vi sarebbero state anche un po' larghe. Non è giusto che le ragazze come me, un po' abbondanti sia di culo che di seno si sentano costrette ad andare nei negozi che tengono solo taglie che partono dalla 46 per trovare di che abbigliarsi. Non è giusto che la società faccia sentire una donna ancora nella media un cesso ambulante solo perché ha un po' più grasso sulle chiappe. Tutto questo è ridicolo.
Cristo, siamo come siamo, prendiamoci le nostre responsabilità se è colpa nostra, ma che sia il mondo in cui viviamo a dirci che non c'è spazio be', questo è inaccettabile. Chi stabilisce i target, se non le case di moda? E chi siete voi, cari signori, per dire che una donna con più curve non ha il diritto di sentirsi bella come tutte le altre? Cosa ci guadagnate a buttare psicologicamente nel panico una fetta di vostre potenziali clienti?
Cos'è, una selezione di materiale umano? Un tentativo di forzare le leggi di Darwin?
Per favore, ragazze, non cascateci. Mangiate sano, fate sport se non vi piacete, o lagnatevi con le amiche come faccio io; ma non esagerate nel volervi magre e non fatevi del male in nome di uno standard che è una bugia. Se proprio non vi piacete ci sono un sacco di medici in gamba che, proponendo una sana alimentazione, sono in grado di farvi capire come si può essere belle fuori come lo siete dentro. Ma soprattutto, ricordatevi che è ancora quel "dentro" che continua a contare di più, anche quando i media vi dicono il contrario.
*Chiarisco che non sto parlando di fisici asciutti ma dall'aspetto sano: se avete la fortuna di essere fatte così siete in dovere di fare manutenzione, magari pensando a come potenziare il vostro corpo attraverso il rassodamento e il mantenimento dello status quo. In questa sede faccio riferimento a quel "magro" così eccessivo da sembrare "malato".