Voglio la colonna sonora per questa fine dell'estate: devo partire a testa bassa, un po' perché il 21 dicembre finisce tutto e quindi mi devo mettere al passo, e un po' perché è davvero l'ultimo anno che ho a disposizione per cambiare qualcosa. L'ultimo per tutto: me stessa, il lavoro, la mia cultura. L'amore può attendere (il sesso no, ok), devo concentrarmi. Ho già iniziato. Sto ripetendo a me stessa che se non voglio scoppiare in lacrime come ieri notte perché non ho finito nulla di ciò che avevo iniziato, devo necessariamente muovere il culo, e chiudere le porte aperte. Tutte.
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27 agosto 2012
The last day on Earth
Voglio la colonna sonora per questa fine dell'estate: devo partire a testa bassa, un po' perché il 21 dicembre finisce tutto e quindi mi devo mettere al passo, e un po' perché è davvero l'ultimo anno che ho a disposizione per cambiare qualcosa. L'ultimo per tutto: me stessa, il lavoro, la mia cultura. L'amore può attendere (il sesso no, ok), devo concentrarmi. Ho già iniziato. Sto ripetendo a me stessa che se non voglio scoppiare in lacrime come ieri notte perché non ho finito nulla di ciò che avevo iniziato, devo necessariamente muovere il culo, e chiudere le porte aperte. Tutte.
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Encrenoire
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il giorno
27.8.12
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28 marzo 2012
It's human nature
Il punto è che non credo più.
Prima di tutto a me stessa.
Poi a tutti gli altri.
Non credo nemmeno a tutti quei discorsi del tipo "ti sottovaluti" detti da alcuni, e nemmeno a quelli del tipo "ti sopravvaluti" pensati e detti da altri. Like a quelli che lo dicono, fanculo a quelli che lo pensano, non lo dicono e te lo fanno capire in modo sottile e ambiguo.
Non credo ai "ti voglio bene" sparati a caso, non credo agli "sto male" e non credo nemmeno agli "sto bene".
Mentiamo tutti inesorabilmente, l'uno con l'altro, per cercare di non crearci il vuoto intorno.
E riusciamo, in compenso, a crearcelo dentro.
Non c'è soluzione, siamo una razza di ottusi.
Prima di tutto a me stessa.
Poi a tutti gli altri.
Non credo nemmeno a tutti quei discorsi del tipo "ti sottovaluti" detti da alcuni, e nemmeno a quelli del tipo "ti sopravvaluti" pensati e detti da altri. Like a quelli che lo dicono, fanculo a quelli che lo pensano, non lo dicono e te lo fanno capire in modo sottile e ambiguo.
Non credo ai "ti voglio bene" sparati a caso, non credo agli "sto male" e non credo nemmeno agli "sto bene".
Mentiamo tutti inesorabilmente, l'uno con l'altro, per cercare di non crearci il vuoto intorno.
E riusciamo, in compenso, a crearcelo dentro.
Non c'è soluzione, siamo una razza di ottusi.
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Encrenoire
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il giorno
28.3.12
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19 ottobre 2011
"Ubriacatevi!"
Questo è il post dove mi lagno della mia vita, e quindi avviso i lettori che le mazze di Tafazzi sono disponibili gratuitamente nella colonna laterale.
Sento sempre più forte il bisogno di indipendenza. A volte mi chiedo come faccio a sopportare la situazione in cui sono, e non uscirci pazza tutti i giorni. Poi penso che è il lavoro che mi salva. Non l'amore, che non c'è, non gli affetti, ma il lavoro. Che mi afferra il cervello e mi distrae, mi possiede le sedi neuronali e mi aiuta a focalizzare il centro di me stessa sui successi, e non sui fallimenti. Non è nemmeno più la scrittura a darmi qualcosa, è diventata un peso. E questo perché ho sempre visto un fine, in quello che scrivevo. Ti fai il mazzo sì, ma per qualcosa. Butti del tempo sì, ma poi vieni ripagato. E ultimamente invece non ci sono progetti in cui credo. E senza un sentimento in quel che faccio, il mio lavoro si spegne e muore. Mi rimane il blog, che è sempre stato come andare dallo psicologo. Ma forse sarebbe un po' il caso di andarci veramente e risolvere certe lucide paranoie che a quanto pare non riesco ad affrontare.
E poi tutto questo si scontra con un senso di solitudine che è ficcato dentro a fondo, da qualche parte, in un posto dove non si vede. È come un battito pungente, sordo e regolare, è un bisogno che sento non soddisfatto, e sto cominciando a sentire inutile anche qualsiasi tentativo di tamponarlo. Ho passato troppo tempo sentendo la mancanza della fisicità, del contatto, del calore. Ultimamente la fisicità l'ho recuperata, ma non basta più. Senza l'amore piano piano si muore. E io voglio vita, voglio calore, non una lapide con su scritto "però aveva rapporti parecchio soddisfacenti con persone che stimava a cui voleva molto bene". Insomma. Se proprio devo morire, almeno che ci sia scritto "amata compagna e amante". Cazzo, senti come suona meglio, emana calore. Per avere quell'epitaffio lì, però, bisogna che ti capiti qualcuno disposto a scrivertelo. Eh, qui viene il difficile. E poi io sono una che fa selezioni più strette di Bastianich (a proposito, stasera su Cielo c'è Masterchef... io me ne perdo un'ora ma voi che potete guardatevelo e poi passatemi le ricette). Questo è troppo nerd, quello è troppo magro, questo è simpatico ma non ha mai preso un libro in mano, quello è logorroico, quello fa cilecca, quell'altro invece sa cosa fare, ma che ci sia io nel suo letto o una qualsiasi è uguale. Non se ne esce. E quindi alla fine? Mantieni lo status quo finché dura. E l'inverno ti inghiotte. E prima o poi anche questo finirà e ho paura di scoprirmi impreparata nei confronti di me stessa. Di ricadere in una serie di insicurezze che solo adesso comincio a sentire di avere risolto. Voglio una rete. Un'alternativa. Una strada aperta. Una possibilità diversa. Una luce. Qualcosa che possa seguire con nuovo entusiasmo.
E intanto, invoco la pace e l'oblio. Ci sarà un motivo, se il mio blog inneggia all'essere sempre sbronzi.
Sento sempre più forte il bisogno di indipendenza. A volte mi chiedo come faccio a sopportare la situazione in cui sono, e non uscirci pazza tutti i giorni. Poi penso che è il lavoro che mi salva. Non l'amore, che non c'è, non gli affetti, ma il lavoro. Che mi afferra il cervello e mi distrae, mi possiede le sedi neuronali e mi aiuta a focalizzare il centro di me stessa sui successi, e non sui fallimenti. Non è nemmeno più la scrittura a darmi qualcosa, è diventata un peso. E questo perché ho sempre visto un fine, in quello che scrivevo. Ti fai il mazzo sì, ma per qualcosa. Butti del tempo sì, ma poi vieni ripagato. E ultimamente invece non ci sono progetti in cui credo. E senza un sentimento in quel che faccio, il mio lavoro si spegne e muore. Mi rimane il blog, che è sempre stato come andare dallo psicologo. Ma forse sarebbe un po' il caso di andarci veramente e risolvere certe lucide paranoie che a quanto pare non riesco ad affrontare.
E poi tutto questo si scontra con un senso di solitudine che è ficcato dentro a fondo, da qualche parte, in un posto dove non si vede. È come un battito pungente, sordo e regolare, è un bisogno che sento non soddisfatto, e sto cominciando a sentire inutile anche qualsiasi tentativo di tamponarlo. Ho passato troppo tempo sentendo la mancanza della fisicità, del contatto, del calore. Ultimamente la fisicità l'ho recuperata, ma non basta più. Senza l'amore piano piano si muore. E io voglio vita, voglio calore, non una lapide con su scritto "però aveva rapporti parecchio soddisfacenti con persone che stimava a cui voleva molto bene". Insomma. Se proprio devo morire, almeno che ci sia scritto "amata compagna e amante". Cazzo, senti come suona meglio, emana calore. Per avere quell'epitaffio lì, però, bisogna che ti capiti qualcuno disposto a scrivertelo. Eh, qui viene il difficile. E poi io sono una che fa selezioni più strette di Bastianich (a proposito, stasera su Cielo c'è Masterchef... io me ne perdo un'ora ma voi che potete guardatevelo e poi passatemi le ricette). Questo è troppo nerd, quello è troppo magro, questo è simpatico ma non ha mai preso un libro in mano, quello è logorroico, quello fa cilecca, quell'altro invece sa cosa fare, ma che ci sia io nel suo letto o una qualsiasi è uguale. Non se ne esce. E quindi alla fine? Mantieni lo status quo finché dura. E l'inverno ti inghiotte. E prima o poi anche questo finirà e ho paura di scoprirmi impreparata nei confronti di me stessa. Di ricadere in una serie di insicurezze che solo adesso comincio a sentire di avere risolto. Voglio una rete. Un'alternativa. Una strada aperta. Una possibilità diversa. Una luce. Qualcosa che possa seguire con nuovo entusiasmo.
E intanto, invoco la pace e l'oblio. Ci sarà un motivo, se il mio blog inneggia all'essere sempre sbronzi.
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Encrenoire
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bacco,
dentro marilyn,
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masterchef,
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versozero
il giorno
19.10.11
2 commenti:
3 maggio 2011
Eh.
La cosa peggiore dell'essere a dieta è che, quando vorresti metterti una corda al collo, non puoi neanche giocarti la carta della sbronza cosmica.
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