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25 febbraio 2013

E ci risiamo.

Italia ingovernabile.
Ché ci volevano delle costosissime quanto inutili elezioni per saperlo.
Figuriamoci che mio padre, che di mestiere fa il parrucchiere e ha la terza media, lo sapeva da molto prima degli exit poll. E meno male che a 'sto giro ha dato un voto innocuo, pensa te se votava - come hanno fatto metà degli italiani, a quanto pare - quel troione maschilista.
Persino lui è riuscito a capire che è uno così è meglio vederlo affondare nella propria merda, che nella nostra.

Sta di fatto che sono costernata.
Costernata perché ancora non basta tutto quel che ci hanno fatto, e il modo in cui ci hanno trascinato (e ancora lo stanno facendo) nel fango. Non basta: c'è chi ne vuole ancora.
C'è chi ancora tifa come se si stesse parlando di calcio; e bisognerebbe declinare al plurale, CALCI, quelli che ci stiamo prendendo noialtri. E pure loro, ma si vede che non li sentono.

Ho capito perché è piaciuto tanto "50 sfumature di grigio", nel mio paese: tante parole per dire nulla, e mille spunti per farsi del male.

Vado a consultare i voli low cost per l'espatrio.


13 gennaio 2013

Mariangela e l'Amore Vero

So che tutti ne stanno parlando in questo momento, che può sembrare solo il doveroso tributo all'attrice italiana più grande di tutti i tempi; ma io davvero ho le lacrime agli occhi da quando ho appreso la notizia, e la motivazione va ben oltre il fatto che la stimavo, la rispettavo, la consideravo la migliore.

Quello che mi fa piangere così tanto è tutto il carico di passione che questa donna ha lasciato: per il teatro, per la vita, per il suo uomo.

Vedere Renzo Arbore così distrutto mi ha ricordato quanto infinitamente piccoli siamo davanti ai nostri errori, alle nostre paure; sentirgli dire che rimpiangeva tutto il tempo che non aveva passato con lei quando avrebbe potuto, che si pentiva di non averla sposata, di averla ritrovata solo dopo 40 anni, mi ha piombata in un' amara densa emozione negativa.

Non so cosa significhino in termini di tempo 40 anni; potrebbero parermi un giorno, o una vita. Di certo però so che significa quel tipo di amore, che non si capisce, non si doma e tuttavia, manca sempre.
Che lo voglia o meno, che lo si comprenda o meno: manca, continuamente.

Mi scoppia il cuore, pensandoli lontani, e mi scoppia pensandoli felici, vicini, per troppo poco.

"Sono stato innamorato di una grande artista e di una grande donna. E sono stato fortunato, per aver conosciuto una persona eccezionale che mi ha fatto diventare prima uomo e poi artista, una fortuna, lo dico con il cuore a pezzi, che ora pago con il grande dolore che provo.
Per lei, che era un dono della vita, ho sentito un amore ininterrotto. Io che ho sempre desiderato diventare un artista, stavo con una artista vera, un privilegio unico averla accanto, vedere che le sue scelte erano sempre fatte per migliorarsi; non era artista per ambizione personale o smania di ricchezza, lei viveva l'arte come una missione e per questa ha affrontato grandissime rinunce improntate all'etica, alla bellezza, alla cultura.
Era figlia di un timidissimo vigile urbano che ho conosciuto e lei era riuscita con enorme fatica e rinunciando alle cose futili a coltivarsi. Amava i libri, fino all'ultimo li ha voluti con sé, ai complimenti vacui preferiva quelli del suo pubblico fatto di persone modeste e intellettuali schivi. Andava orgogliosissima, tra i tanti premi, dall'aver ricevuto due volte il Duse, stravolgendo così il regolamento che non consentiva doppioni.

Questi ultimi tre anni, sono stati terribili per lei e anche per me. Nonostante ciò, malata, sottoposta a cure faticosissime affrontate con enorme coraggio, viveva per tornare sulla scena e ha ancora portato al successo tre lavori straordinari: Casa di bambola, Il dolore, un meraviglioso monologo e Filumena Marturano per la televisione. Era una donna vera, con una nobiltà d'animo fortissima. I suoi sentimenti erano puri, s'interessava di piccoli artisti, saltimbanchi, gente semplice, era lontana dalla meschinità, dalle menzogne, dalla cattiveria, dal cattivo gusto.

Lei mi ha insegnato la sua cultura straordinaria e io le ho fatto amare la cultura del Sud. Come i grandi aveva un fortissimo senso dell'umorismo e della musica. Aveva lo swing, una grazia interiore; ballava come nessuna, si aggiornava in maniera che mi lasciava stupefatto, aveva una passione per la sceneggiata, come per Ronconi e Medea, era multiforme. Tutto senza mai un accenno al botteghino, non abbiamo mai parlato di soldi noi due. Oggi la ricorderà Emma Bonino: non si conoscevano bene ma Mariangela l'amava perché riconosceva in lei il suo stesso rigore. Sempre con un sorriso. Quello con cui ci ha lasciato."

Renzo Arbore, in ricordo della compagna Mariangela Melato

4 gennaio 2013

#2013.

Ogni giorno, come una bambina col giochino, leggo il mio oroscopo; non ho mai creduto ai disegni predestinati e mai ci crederò. Però non ho a fianco un uomo che mi dia coraggio; non ho figli per i quali investire le mie energie e per me sola non lo ritengo sufficiente per via di una maledettissima abitudine a trattarmi male. Così quelle poche righe - divertenti, leggere - mi tirano un po' su il morale e mi fanno dimenticare che sì, sto facendo uno stage meraviglioso, in un posto che fa gola a molti, anche solo per il fatto che ha una storia, che ha lasciato una traccia storica. Ma non potrò contare di entrarci, perché la crisi non ha risparmiato nessuno (e non capite, non potete capire quanto faccia male vedere tante persone che sanno lavorare con quella professionalità e precisione e passione e pensare che rischiano il posto). E sì, ho un lavoro; ma ogni giorno ho il terrore che diminuiscano gli iscritti, che si riducano le risorse, o che qualcosa vada storto e ricomincino i pensieri negativi. Sì, quanto a salute sto meglio dell'anno scorso, che mi ha vista strisciare sul pavimento, perdere la dignità, perdere la testa e abbandonare l'immagine pulita che avevo della persona che nella mia vita ho amato più in silenzio che urlando, più "dentro" che fuori; eppure ora va meglio solo perché ho rinunciato per sempre a tutto. E quando dico per sempre non è un'iperbole: non permetterò mai più a me stessa di avvicinarmi troppo; il Sole è luminoso, ma Icaro sfiorandolo perse le ali.

Non avrò una pensione. E il fatto che non l'avranno nemmeno molti di voi non mi fa sentire meglio, non è mezzo gaudio questo mal comune, è una tragedia alle porte. È sintomo del pieno fallimento della nazione. La barca è alla deriva già da un po', è bucata, e a questo punto perché possa navigare deve prima naufragare, e risvegliare le coscienze. Bisogna che tocchiamo con mano la fame, quella che passarono i nostri nonni, e per alcuni  - me compresa - i nostri genitori. Bisogna perdere tutto per capirne il valore. Quel che vedo intorno a me non è futuro. E non possiamo dire "eh, non cambierà mai nulla", senza pensare che se davvero lo crediamo be', allora abbiamo proprio ragione, nulla cambierà.
Di noi c'è chi ha investito tanto sulle proprie forze da subito, e ha una posizione. E chi come me ha sbagliato tutto, e dà la colpa solo a se stesso, perché era chiara la strada che doveva prendere, e per paura ci ha rinunciato. La paura fotte, ragazzi, la paura ci controlla. Ci rovina.
Occorre smettere di avere paura di ciò che si pensa, di ciò che si è, e smettere di far finta che tutto sia come quando eravamo piccoli, accontentandosi.

Bisogna essere esigenti e al tempo stesso disposti al sacrificio, cara Fornero. Bisogna esserlo, ma non tanto per gli ideali: ci servirà per mangiare.



1 luglio 2012

Il caso Chico Forti

Parlo diffusamente del caso di Chico Forti, nostro connazionale condannato ingiustamente all'ergastolo a Miami, QUI.

21 giugno 2012

Nel carrello del Bodymarket.

Quando parlo con un uomo in particolare, finisco sempre per parlare di rapporti tra uomini e donne, e delle relative dinamiche che non sopporto. Che poi, sì, è vero, sono ancora molto arrabbiata con lui, ma in realtà lo sono di più con me stessa e con la mancanza di rispetto in generale.

Il fatto è questo: sempre più spesso con le amiche si parla delle ultime conoscenze maschili come di uomini che si sentono clienti al supermercato della gnocca: entrano, prendono un carrello, vedono una, la prendono, poi cambiano idea e la ripongono sullo scaffale perché su quello accanto ce n'è una migliore. Io non voglio generalizzare, per fortuna non ne sento il bisogno: ma moltissimi uomini che ho conosciuto si comportano così, che se ne rendano conto o meno. 

"Eh, ma guarda che anche le donne lo fanno, non vedo differenze". Mi viene contestato da Colui.

Vero! Purtroppo! E anche quello mi fa incazzare. Una delle cose che non mi sono andate giù nella NON storia tra me e questa persona, per esempio, è che abbia dato molto di più (in termini di attenzioni e presenza) a una che prima gli ha detto che non voleva una storia perché doveva andarsene, poi di fatto se n'è andata dopo quattro mesi in cui s'è pure fatta aiutare col trasloco, nel frattempo (brutale verità) io ho dovuto bloccarla su facebook perché vedevo i commentini flirtosi che si faceva con un amico di un amico (piccolo il mondo eh) mentre però se la spassava pure col trombamico al paese suo, e io (pensa te) non l'ho nemmeno saputo dal soggetto in condivisione perché guai a farmi sapere pure questo, ché ci avrei avuto troppa ragione a dirgli che non se lo meritava uno come lui. E mi chiede "ma perché la odi?". Non la odio, non ti merita, punto, ti tratta come se stesse scegliendo al supermercato, pure lei. Tu mi hai messo davanti una così: non è che me lo dimentico.

In ogni caso questo mi manda in bestia, alla fine, più che la mia storia personale:  e cioè che le persone si approfittino dei sentimenti altrui e la spuntino pure. Ecco, fosse per me, maschi o femmine, li butterei tutti in una stanza senza finestre né aria condizionata, a ferragosto e insieme a tizi che soffrono di colite cronica e flatulenza che pogano sudati su di loro anche di notte. 

Poi voglio vedere se lo imparerebbero, cosa significano rispetto e dignità.

25 febbraio 2012

Cane grande abbaia a cane piccolo...

Fossi in voi leggerei QUI cosa è successo a un gruppo di blogger e al loro logo.

27 gennaio 2012

Apriamo i cancelli.

Oggi è la Giornata della Memoria.

Mi esprimo a questo proposito qui.

29 ottobre 2011

Eppure, si poteva prevedere.

Quella che vedete nella foto è Monterosso.
Anzi. Era Monterosso.

Da piccola ci andavo con la zia, insieme a mio cugino, a giocare tra le pietruzze colorate che caratterizzano le spiagge del nostro bel levante, in Liguria. A me sembrava un luogo magico, perché i colori, i contrasti, nelle Cinque Terre sembrano accentuati da un sole che - a mia memoria - non è lo stesso in nessun altro luogo.


Ci sono tornata anni fa con un amore, a Monterosso. E mi era sembrata ancora più bella, ancora più romantica, ancora più magica. L'ho lasciata con la promessa di tornarci quando sarei stata felice.

E ora non esiste più.
È tutto cancellato dal fango, dall'acqua e dai detriti.
Il vecchio borgo è stato inghiottito dalla collina.
Via Roma è esplosa letteralmente.
Il diamante, che sembrava indistruttibile, si è frantumato sotto gli occhi di chi lo possedeva, trascinando con sè nella sua fine chi l'aveva scelto, e l'aveva chiamato "casa".

Nulla sarà mai come prima.
Non sarà mai più la Monterosso di cui conservo il ricordo.

La rabbia e il dolore si sommano al senso d'impotenza. In questo momento, tutta la Liguria sta piangendo il suo cuore collassato.

9 settembre 2011

Quello che conta davvero.

Una volta pensavo che la bellezza fosse l'unico potere in grado di tenere legate le persone a sé. Vedevo intorno a me uomini e donne bellissimi che erano sempre quelli che lasciavano, quelli che decidevano, quelli che sceglievano. Gli esseri umani cercano il bello, vogliono il bello, pensavo, e io non sono bella, non oggettivamente; chiaro, piaccio anch'io, ho avuto dei ragazzi affascinanti, ma non sono "bella" tout court. Vorrei essere bella, mi dicevo, perché in fin dei conti comprensiva lo sono già, sì certo, ho i miei difetti grandi, sono permalosa, orgogliosa, m'incazzo di un niente spessissimo, ma sono una buona compagna, sostengo, mi dedico, ascolto, consolo quando e se necessario, ci sono. E mentre pensavo queste cose, e mi ripetevo che erano importantissime nella costruzione di una relazione, c'erano queste donne belle, ma stronze dentro, ma proprio stronze dentro, che a volte è capitato si prendessero anche i "miei" uomini, a volte solo con la testa a volte se li portavano proprio a letto, e facevano fare loro di tutto, e li trattavano come se fossero Miss Italia al galà, e io che non sono mai stata uno zerbino pensavo che piuttosto che stare con uomini così, meglio cessi pesanti, ma con le palle. A me, fondamentalmente, della loro bellezza non me ne fregava un accidente. Mi piacevano perché mi facevano ridere, perché mi guardavano col cuore e non solo con gli occhi, perché mi ascoltavano, perché mi capivano e mi stavano accanto, per tutte quelle cose, insomma, che io davo a loro.

Poi ho conosciuto una donna davvero bella, alta, affascinante, di quelle che di solito scelgono, decidono, lasciano, ma non stronza, per niente stronza, anzi, proprio intelligente, colta, brillante, e questa donna però soffre come un cane perché il suo uomo (che è normalissimo e io aggiungo anche un po' noioso) non si decide, nel frattempo si scopa le stronze, ma quelle veramente stronze, e da lei prende il resto: la comprensione, la protezione, l'amore.

Troppo comodo, così.

Ecco e io penso che no, non è la bellezza, è la freddezza ad avere la meglio sulla comprensione e sull'amore, ho sbagliato tutto; e penso che si debba cessare di offrire comprensione, protezione, amore, perché non frega a nessuno di scegliere davvero se può averle da te continuando a trovare però uomini/donne belli e stronzi che decidono al posto suo e la fanno passare come una decisione a due, e non si curano se poi sta male. Perché la verità è questa. Se vuoi davvero bene a qualcuno non lo fai soffrire, non lo usi perché tanto a te viene comodo. Piuttosto ci passi, da stronzo/a, e ingoi quello che provi; ma non lo sei davvero.

Il resto si chiama solo egoismo, e con l'amore e l'affetto (lo dico anche a me stessa) non ha proprio nulla a che vedere.

13 settembre 2010

La libertà di essere chi vogliamo

Vorrei esprimere un pensiero riguardo alla polemica (a mio parere perfettamente inutile) che si è creata attorno alla notizia che al concorso di Miss Italia 2010 ci fosse una ragazza transessuale.
Perché in tutta onestà proprio non riesco a capire com'è possibile che da un lato si festeggi la vittoria morale di un Luxuria al parlamento e dall'altro si scateni un polverone per un fatto che, se fosse vero, sarebbe sì privato, ma nello stesso ambito di libertà che una grossa parte della popolazione italiana ha sempre cercato di difendere scendendo in piazza. Più che la reazione di Alessia (che potrei anche capire in quanto alle medie ogni volta che mi scambiavano per un maschio, complice un taglio corto e un sopracciglio alla "Elio", mi veniva il lacrimone), mi sconvolge quella dell'intero programma, della Mirigliani, della Carlucci, di alcuni giornalisti che credevo equilibrati, e che invece di calmare le acque si sono schierati attorno alla poverina per difenderla dall'offesa. DALL'OFFESA. Quindi deduco che tutti quanti pensino che essere una trans sia un insulto. Lo trovo molto grave. Il mio timore è che in Italia siamo tutti antirazzisti a patto che non ce l'abbiano con noi; e tutto ciò è squallido.
Dite qualcosa per farmi cambiare idea, altrimenti prendo la cittadinanza Svizzera.

7 luglio 2010

Vergogna

Questo servizio non è logicamente andato in onda al TG nazionale delle 13.







In fondo, se avessero ragione i catastrofisti, se il mondo dovesse davvero finire nel 2012, ecco, a volte penso che non sarebbe poi così terribile. Senza per forza dover chiamare in causa il divino, abbiamo avuto dall'universo un pianeta che si è offerto a noi sfamandoci, dissetandoci, riempiendo il cuore e la pancia, permettendoci di evolvere. La nostra natura curiosa ci ha portato a scoprire cose nuove e a migliorare la nostra vita. Oggi stiamo sporcando e distruggendo tutto. Petrolio in mare, distruzione di foreste, inquinamento, effetto serra, desertificazione. L'egoismo proprio dell'umanità, che non è capace di un rapporto simbiotico con il pianeta Terra, ma soltanto parassitario, succhia, comprime, svuota, smembra, straccia, calpesta. E questo egoismo che invade ogni cosa non si ferma davanti a nulla, nemmeno dinanzi alla perdita, al dolore, alle tragedie degli uomini stessi. Si ride sulle macerie che seppelliscono i nostri connazionali, si truffa, si fa scempio dell'altrui dignità, si promette per mettere a tacere; il problema, pensano certuni nostri politici, non esiste se  le persone non vengono a sapere, e quindi non se ne parla.

È questo il nodo che viene al pettine: la sabbia copre, perché la memoria non perdona.
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