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20 maggio 2012

Il letto si muove, mi sveglio all'improvviso, ci metto un po' a capire che è il terremoto. Mi batte il cuore all'impazzata, ho paura, arriva una scossa di assestamento. Tutto sembra tornare silenzioso, allora prendo il telefono, e sono tutti lì: amici da Milano, da Pisa, da Lecco, siamo tutti lì, in rete, a rassicurarci a vicenda che stiamo bene, ma qualcosa non va, qualcuno manca all'appello, dove sarà stato l'epicentro, e scopro che è a Modena, e io a Bologna ho una cara amica, le scrivo in piena notte: sta bene, lei e le coinquiline sono scese in strada per lo spavento, ma stanno bene.

E allora il mio pensiero, sollevato nel sapere che i miei amici non avevano subìto danni, è corso senza controllo alla città de L'Aquila, a quel terribile 6 aprile 2009, ad Anna Colasacco, alla sua disperata ricerca di un computer nei giorni successivi, perché potesse aggiornarci sullo stato d'emergenza, per poter dire a tutti che stava bene ma aveva perso tutto, in un battito di ciglia, quella notte.

È stato un altro brusco risveglio, sarà un'altra terribile giornata di lutto.


7 luglio 2010

Vergogna

Questo servizio non è logicamente andato in onda al TG nazionale delle 13.







In fondo, se avessero ragione i catastrofisti, se il mondo dovesse davvero finire nel 2012, ecco, a volte penso che non sarebbe poi così terribile. Senza per forza dover chiamare in causa il divino, abbiamo avuto dall'universo un pianeta che si è offerto a noi sfamandoci, dissetandoci, riempiendo il cuore e la pancia, permettendoci di evolvere. La nostra natura curiosa ci ha portato a scoprire cose nuove e a migliorare la nostra vita. Oggi stiamo sporcando e distruggendo tutto. Petrolio in mare, distruzione di foreste, inquinamento, effetto serra, desertificazione. L'egoismo proprio dell'umanità, che non è capace di un rapporto simbiotico con il pianeta Terra, ma soltanto parassitario, succhia, comprime, svuota, smembra, straccia, calpesta. E questo egoismo che invade ogni cosa non si ferma davanti a nulla, nemmeno dinanzi alla perdita, al dolore, alle tragedie degli uomini stessi. Si ride sulle macerie che seppelliscono i nostri connazionali, si truffa, si fa scempio dell'altrui dignità, si promette per mettere a tacere; il problema, pensano certuni nostri politici, non esiste se  le persone non vengono a sapere, e quindi non se ne parla.

È questo il nodo che viene al pettine: la sabbia copre, perché la memoria non perdona.
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