Milano, per me è IL batticuore in assoluto, la metafora del movimento. Con la cartina in mano a Milano puoi perderti e da un momento all'altro passare da un posto denso di piccole formichine orientate ciascuna verso la sua meta, a un altro dove non c'è nessuno e nulla, se non grovigli di viali, di binari del tram e saracinesche abbassate su cui spiccano i disegni degli artisti di strada o semplicemente scritte aventi come soggetto sfoghi incontenibili di odio, amore, esultanza e dopo un attimo di disorientamento ritrovarti esattamente nel punto che avresti dovuto raggiungere;
è arrivare sul posto di lavoro e alzare lo sguardo verso un enorme agglomerato di palazzi dall'aria fredda ma produttiva ed entrare, lasciare il documento all'entrata, salire, trovarsi in mezzo a persone che lì ci sono tutti i giorni e sono ormai abituati a questo sfondo un po' surreale dove i corridoi sembrano tutti uguali, gli uffici tutti spogli, le persone, invece, tutte diverse e splendidamente indaffarate e sentirsi, stranamente, a proprio agio
è prendere un taxi con la solita cartina in mano pensando di arrivare in un battito di ciglia a destinazione e invece scoprire che il rettilineo non finisce mai, e con lui gli alberelli cittadini impolverati, allineati in fila uno dietro l'altro come tanti piccoli sorridenti indiani verdi;
è passeggiare avanti e indietro in stazione centrale con un libro in mano e non riuscire a leggerlo perché la curiosità di guardare le persone che passano è troppo forte: hanno tutti la loro storia appresso e qualcosa di loro parla nonostante il silenzio: un cappellino un po' frivolo di una signora per bene, la pesante ventiquattr'ore del solito colletto bianco, i disegni arrotolati di qualche artista, la valigia trascinata da un giovane dal volto sereno, una chitarra dentro la sua custodia nera, che ci si chiede chissà chi e cosa canterà questa volta, se saranno sorrisi o lacrime ...Ognuno con la sua storia, ognuno in cerca di un narratore;
è sentire il flusso delle cose, e chiedersi quanta vita puoi succhiare da questo caotico melting ipnotico, che ti trascina vorticosamente, fa girare la testa e ti sputa dentro urlando "è tutto per te, ora, subito, mordilo";
è una cena al ristorante messicano, un incontro di lavoro con con strani personaggi che da lì a poco diventeranno altre luminose estensioni della tua anima:
è fare la coda davanti a un locale per ascoltare il gruppo che ami, e incontrare lì persone che non riesci mai a vedere a causa della distanza e riabbracciarle, ridere, scherzare e ubriacarsi di chupito e tequila e tornare insieme cantando le nostre canzoni preferite per le vie deserte da cui proviene l'odore rassicurante del pane caldo degli ambulanti e quello eccitante dell'aria fredda che fa pizzicare il naso;
è perdersi tra tanti piccoli puntini neri danzanti che sono così diversi da te, che sono così uguali a te;
è un amico che ti accompagna per i negozietti di Porta Ticinese e si comporta come se fossi la persona più importante della terra in visita speciale;
è la coincidenza di mille coincidenze
la realtà da cui partono speranze e aspirazioni
A volte ti salta il cuore in gola per uno sguardo
Altre volte è come percorrere un sentiero di spine
Milano
è la Santa che ti offre il perdono,
la Prostituta che ti induce a peccare,
la puttana che riempi di lividi ma che senza di te non può permettersi di vivere
o forse sei tu che non puoi vivere senza di lei
è il batticuore
la metafora del movimento
è la mia città, perché casa non è necessariamente il posto dove sei nato, ma quello dove finalmente ritrovi te stesso, dopo tanto invano cercare.
E pensare che da tanto tempo mi balla sui polpastrelli uno scritto su Genova...
RispondiEliminaTesoro, è giunto il momento di scriverlo! ;)
RispondiEliminaQuesto post è del 2006, ci sei stata recentemente o entrambe le cose?
RispondiEliminaA me Milano dava un'idea di vertiginosa grandezza e di grande possibilità, ma dubito avrei mai potuto amarla... almeno allora, ora non so.
Sister, ma black pepper sei tu?
RispondiEliminaJordan
@Sister: purtroppo è davvero tantissimo che non vado a Milano, né per lavoro né per divertimento. Mi manca respirare quell'atmosfera sempre in movimento! Secondo me avresti amato quella Milano che sta sotto la superficie...quella che non è in mano ai bauscia, ma agli intellettuali underground,ai musicisti, agli scrittori esordienti. Ci potrei scommettere! :)
RispondiEliminap.s.Ehm, si capisce dai chupitos che sono io?? XD
Da come ne parli credo che... sì, se l'avessi conosciuta avrei potuto amarla :)
RispondiEliminaIeri non è accaduto, ma un domani chissà. Mi piacerebbe farci un giro insieme a te!
Non so, ho visto il link qui a fianco e letto il profilo e... be' ;)
devo dire però che mi è capitato poche volte di essere in un luogo diverso e sentirmi a casa
RispondiEliminaA me succede solo a Milano. Inspiegabilmente. È come se dei ricordi remoti affiorassero alla mente senza la possibilità di tradurli in immagini nitide... chissà, magari in un'altra vita ero Milanese.
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